S. E. Mons. Gualtiero Sigismondi
Sono trascorsi undici anni e mezzo dall’ordinazione episcopale di monsignor Gualtiero Sigismondi, avvenuta all’età di 47 anni, ma può essere ancora definito uno dei «giovani vescovi di questa tempra che abbiamo bisogno…, liberi dai tanti condizionamenti, capaci di infondere coraggio nei momenti difficili». Così lo presentò l’allora arcivescovo di Perugia-Città della Pieve Giuseppe Chiaretti, il 3 luglio 2008, nell’annunciare la nomina del suo vicario generale a vescovo eletto di Foligno. Mons. Sigismondi prese possesso della Diocesi folignate il 5 ottobre successivo, dopo l’ordinazione episcopale avvenuta nella cattedrale di Perugia il 12 settembre precedente, giorno della festività perugina della Madonna delle Grazie e cui lo stesso presule è particolarmente devoto.
Il vescovo Sigismondi, nato ad Ospedalicchio di Bastia Umbra il 25 febbraio 1961, prosegue il suo ministero episcopale nella Diocesi di Orvieto-Todi, sostenuto dal Signore e dalla sua esperienza umana e di pastore mite e determinato; esperienza maturata in quasi trentaquattro anni di sacerdozio. Fu ordinato presbitero diocesano il 29 giugno 1986 dall’allora arcivescovo Cesare Pagani, dopo essere stato alunno del Pontificio Seminario Regionale Umbro Pio XI e frequentato il quinquennio istituzionale presso l’Istituto Teologico di Assisi (1979-1984). In seguito, quale alunno del Pontificio Seminario Lombardo in Roma (1984-1988), ha frequentato la Facoltà di Sacra Teologia della Pontificia Università Gregoriana, conseguendo nel 1986 la licenza in teologia sistematica e nel 1993 il dottorato di ricerca. Nel 1988 è stato nominato vice-rettore del Pontificio Seminario Regionale Umbro, di cui è diventato direttore spirituale nel 1996, incarico ricoperto fino al 2004. Contestualmente al servizio di formatore – svolto ininterrottamente per ben 16 anni – è stato parroco di Santa Maria Assunta e Sant’Emiliano in Ripa (Perugia) dal 1988 al 1993 e docente di teologia sistematica, a partire dall’anno accademico 1988/89, presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Assisi, del quale è diventato direttore nel 1994, incarico ricoperto fino al 2002. Dal 2001 al 2008 è stato assistente regionale unitario di Azione Cattolica. A livello diocesano, oltre a ricoprire l’incarico di parroco di Ripa e di assistente della sezione perugina dei Giuristi e dei Medici cattolici, è stato membro del Consiglio Presbiterale e del Collegio dei Consultori, vicario generale e segretario generale del Sinodo diocesano indetto dall’arcivescovo Chiaretti.
Da vescovo di Foligno è entrato a far parte della Conferenza episcopale umbra e dal 2009 è succeduto all’attuale arcivescovo di Perugia-Città della Pieve, il cardinale Gualtiero Bassetti, al delicato incarico di visitatore dei Seminari d’Italia per conto della Santa Sede. Nel corso dei lavori della 68ª Assemblea Generale della Conferenza episcopale italiana, svoltasi a Roma dal 18 al 21 maggio 2015, è stato designato presidente della Commissione episcopale per il clero e la vita consacrata, entrando a far parte del Consiglio Permanete della Cei. Sempre per la Cei è presidente della Commissione mista vescovi-religiosi-istituti secolari. Il 4 marzo 2017 papa Francesco lo nomina assistente ecclesiastico generale dell’Azione cattolica italiana.
Stemma ecclesiastico di S.E. Mons. Gualtiero Sigismondi
Blasonatura
“Di rosso alla colonna d’argento sormontata dal libro della Sacra Scrittura, attraversati da una banda d’azzurro caricata di tre stelle auree a otto punte”.
Interpretazione
Il motto Ecclesiam Suam diligere trova la sua traduzione visiva nella simbologia ecclesiale e mariana dello stemma. Traendo spunto dalla letteratura paolina, lo stemma intende mettere a fuoco il fatto che la “casa di Dio”, la Chiesa, fondata sulla roccia della tradizione apostolica e avendo Cristo come “pietra angolare” (cf. Ef 2,20), si configura come “colonna e sostegno della verità” (cf. 1Tm 3,15). E tuttavia, pur essendo sostegno della verità, la Chiesa è soggetta alla Parola: “non supra Verbum Dei est, sed eidem ministrat” (Dei Verbum, 10).
La banda, attraversando la colonna, tocca tangenzialmente il Libro della Parola, che “avvolge e custodisce il ministero del vescovo” (Pastores Gregis, 28); le tre stelle sono il simbolo iconografico della Madre di Dio, Madre della Chiesa. La banda sfiora la Scrittura come il lembo di un manto, per significare che la Vergine Maria vive della Parola, serba nel suo cuore le parole che le vengono da Dio (cf. Lc 2,19) e, congiungendole come in un mosaico, impara a comprenderle nello spazio del suo Fiat, che è l’antifona del Magnificat.
Lo stemma ribadisce anche nel cromatismo il suo messaggio. Seguendo l’iconografia classica, la Madonna delle Grazie effigiata nella Cattedrale di San Lorenzo in Perugia è vestita di rosso e ammantata di azzurro, a raffigurare l’umanità adombrata dalla divinità. L’argento della colonna simboleggia la luce riflessa: la Chiesa infatti, come la luna, brilla della luce di Cristo, “sole di giustizia”, indicato dall’oro delle tre stelle. Le loro otto punte richiamano la resurrezione di Cristo, alfa e omega, e per traslato l’assunzione di Maria, “mistica aurora della redenzione”.